Beppe Grillo è un fantastico comunicatore e uomo da palcoscenico.  I suoi spettacoli mi hanno sempre (almeno fino a qualche anno fa) fatto ridere e quando ne ho avuto occasione li ho sempre guardati con gusto.  La vis comica è sempre stata bene o male imperniata sul fatto che venivano durante le esibizioni svelate verità inconfutabili e apparentemente in forte contrasto con la percezione comune: quello lì è mafioso, la nonna di quell’altro controlla la consob, si può alimentare una macchina con la fanta, si può ricavare energia dai cotton fioc usati.  E, subito dopo la rivelazione, l’ironia e il sarcasmo usati con la leggerezza di un ariete per sfondare la resistenza del pubblico, strappare una risata, e, sul finire dell’applauso, far girare lo spettatore verso il vicino per dire “eh però, alla fine c’ha ragione”.

Partendo da questi prodromi il passaggio alla guida autarchica di un movimento reale e concreto (prima, o quasi, forza politica in Italia!) che ha magicamente trasformato gli spettatori in sostenitori è stato un fenomeno che non smette di incuriosirmi e interessarmi, e nei confronti del quale non ho in realtà ancora una posizione delineata – soprattutto perché mi sembra che manchino ancora sufficienti dati per poter dire cose come “hanno salvato il paese” o “sono una mandria di buffoni”.  Diamo tempo al tempo.

Ho sempre però diffidato dagli entusiasmi sbandierati in modo incondizionato e da chi affermasse convinto di aver trovato la soluzione a tutti i mali.  Per Beppe Grillo questa panacea, fin dagli albori del suo blog e del movimento, è stata l’entità astratta a cui si è sempre riferito come “La Rete”.

L’atteggiamento di Grillo nei confronti di Internet mi ha sempre ricordato quello di un qualsiasi tecno-entusiasta manager (poco preparato) a cui qualcuno ha sommariamente – e forse impropriamente – spiegato le potenzialità dello strumento.   Potenzialità, appunto.  Cose che possono essere in potenza.  Ma che vanno correttamente declinate per avverarsi in essenza. Molte volte nel mio ambito professionale mi sono trovato a dover spiegare – non senza imbarazzo – che sì, Facebook ha milioni di utenti, ma forse non tutti questi milioni aderiranno volentieri e spontaneamente al gruppo “amici del tirante metallico nichelato”, o che una mailing list aziendale aperta con più di duemila utenti non è il mezzo migliore per “stimolare la comunicazione interaziendale”.  Certo, si può tecnicamente realizzare; ma ha senso?

Grillo (o forse Casaleggio?) dal canto suo non ha mai messo in discussione che un blog potesse fungere da punto di incontro e condivsione costruttiva per milioni di utenti e sostenitori.  E’ la rete, è tutto trasparente, è il cittadino attivo.  Uno vale uno!

Peccato che ieri ha elegantemente definito – con un post dedicato – “schizzi di merda digitali” gli utenti che lasciano commenti negativi ai suoi post.  Ha invocato “troll, fake, multinick”; mancavano le superscazzole, i filicudi, gli antani e il cane che gli ha mangiato il compito a casa.

La rabbia di Grillo deriva con tutta probabilità dal fatto che – a differenza, pare, di molti dei suoi sostenitori – si dev’essere accorto che questa è proprio una brutta gatta da pelare.

Consentire a chiunque di commentare significa mantenere lo status quo.

Restringere la possibilità di commentare solo ad utenti autorizzati (che siano o non siano iscritti M5S poco cambia) implica l’istituzione di un rigido processo di registrazione.  Ma la ‘classica’ registrazione internet non ferma certo il troll; posso dare dati falsi, posso fare cento indirizzi email, posso aggirarla come voglio.  Mi blocchi l’IP? Ma non scherziamo.

Rimane la linea dura: verifica ‘hard’ dell’identità e della consistenza dell’account.  Chiedo una carta di credito per iscriversi? Chiedo di compilare un modulo cartaceo allegando i documenti? Chiedo l’impronta digitale e l’albero genealogico?

Pur assumendo di trovare un metodo che permetta di avere una ragionevole certezza sull’identità dell’utente connesso (e che non ammazzi il traffico generato dal blog o il suo significato politico), rimane un problema.  Anzi il problema.  Quello veramente strutturale: non puoi pretendere che otto milioni di elettori siano identicamente d’accordo con quello che scrivi e che i loro rappresentanti fanno.

In diretta conseguenza di quanto esposto, delle due l’una: o Grillo viene meno ad uno dei suoi capisaldi eliminando la possibilità di commentare il blog, oppure è condannato a fornire (a sue spese) una visibilità enorme a tutti quelli che non sono d’accordo con lui.

E’ la Rete, bellezza.