Da qualche tempo abbiamo preso l’abitudine, in ufficio, di consumare un paio di volte alla settimana delle zuppe pronte a mezzogiorno. Il meccanismo di apertura è pessimamente progettato. Dario, il mio vicino di scrivania e compagno di zuppa, mi ha convinto che era il caso di far valere i nostri diritti di consumatori (forse Dario è un po’ troppo belligerante su alcuni temi, ma questa è un’altra storia). Non avevo mai fatto niente del genere prima, ma c’è sempre una prima volta. Ora siamo in ansiosa attesa di risposta, domandandoci se la nostra solitaria voce di consumatori sarà udita dal sistema tiranno.

Da: Emilio [omissis]
Inviato: giovedì 28 marzo 2013 15:09
A: ‘qualita@dimmidisi.it’
Cc: Dario [omissis]
Oggetto: Problematica strutturale nel packaging della linea “Zuppe Fresche”

Gentile Responsabile della Qualità,

siamo con la presente a condividere con Lei alcune considerazioni inerenti la funzionalità del packaging della linea di prodotti “Zuppe Fresche”.

Ci fa piacere premettere che apprezziamo pienamente l’eccellente qualità complessiva del prodotto, che costituisce ormai da diverse settimane l’opzione più frequentemente scelta per consumare il pranzo in ufficio.

La freschezza degli ingredienti, la facilità nella preparazione, l’ottima composizione nutrizionale ed in definitiva il solido rapporto qualità/prezzo hanno fatto di noi progressivamente dei veri e propri estimatori della zuppa a mezzogiorno, che acquistiamo comodamente al bisogno presso il mini market posto in prossimità dell’ufficio.

Tuttavia, puntualmente, ogni volta che ci apprestiamo a consumare il vostro prodotto, ci stupiamo di come sia pessimamente progettato e realizzato il meccanismo di chiusura dello stesso.  La pellicola protettiva infatti è impossibile da rimuovere senza causarne una lacerazione completa in prossimità della linea di adesione al contenitore in plastica.  In parole più semplici, applicando una trazione al lembo esterno, in conformità a quanto illustrato nelle istruzioni per l’utilizzo, è pressoché impossibile evitare di strappare la pellicola e rimanere con il lembo stesso in mano.

Ciò richiede dunque necessariamente il susseguente utilizzo di un attrezzo tagliente – normalmente utilizziamo un coltello – per poter lacerare la pellicola internamente alla circonferenza e, con azione di taglio dagli esiti imprecisi e potenzialmente disastrosi, rimuovere dall’interno la pellicola stessa.

L’operazione non solo è di per sé precaria e dai risultati incerti – che includono talvolta schizzi, rovesciamenti, macchie, eccetra – ma è ancora più complessa e pericolosa qualora la pellicola venisse effettivamente rimossa (come da istruzioni) dopo il riscaldamento del prodotto: in realtà, seguire alla lettera le istruzioni (che consigliano appunto di forare la pellicola e rimuoverla solo successivamente alla cottura nel microonde) significa condannarsi ad un disastro certo: ridotta resistenza strutturale causata dai fori e temperatura elevata del fluido alimentare complicano solamente la situazione.

Ci teniamo a sottolineare come queste osservazioni non siano frutto di un disagio estemporaneo  o di un utilizzo saltuario ma siano basati su un consistente numero di campionamenti dovuti al consumo continuativo che facciamo dei prodotti in oggetto.  Il tasso di successo nell’operazione di rimozione della pellicola, peraltro misurato su diversi operatori, è esattamente zero.

Ora, quello che ci chiediamo ogniqualvolta ci apprestiamo a scimmiottare la gestualità di un chirurgo per poter aprire la confezione, è: plausibilmente avrete fatto decine di riunioni, studiato soluzioni tecniche, testato i prodotti prima di immetterli sul mercato. Come è possibile che non vi siate accorti di questa macroscopica problematica strutturale?

Nella speranza di aver contribuito ad un continuo miglioramento dei vostri prodotti, l’occasione ci è gradita per porgere

Cordiali Saluti

Emilio [omissis]

Dario [omissis]