A volte, nonostante i miei saldi princìpi democratici, liberali ed egalitari, mi rendo conto di non riuscire ad evitare di trasformarmi in un fascista convinto, spietato e giustizialista. Succede, ad esempio, quando leggo le periodiche notizie relative agli scontri fra cosiddetti “Ultrà” associati alle varie squadre di calcio.

Se vai allo stadio così, non mi convincerai mai che sei un amante dello Sport. E ne meriti tante, ma tante.

Se vai allo stadio così, non mi convincerai mai che sei un amante dello Sport. E ne meriti tante, ma tante.

Oggi è il caso di Roma-Lazio (in realtà, poco importa: pare che ogni occasione analoga sia buona).  Tre accoltellati fuori dallo stadio, tafferugli, cariche delle forze dell’ordine (presenti in quantità degne delle “spallate” di Cadorna, a spese nostre), danni alle strutture pubbliche, ambulanze impegnate, pericolo per chiunque sia nella zona. Tutto ciò prima della partita, e non dopo – ad annullare immediatamente qualsiasi tipo di  attenuante: si sono proprio trovati prima apposta, mica si sono incontrati per caso dopo e hanno discusso di come l’arbitro ha condotto la partita.

Ecco, senza scendere in volgari invettive, ritengo di poter essere assolutamente d’accordo con una eventuale ed auspicabile linea di tolleranza zero per arginare finalmente il vergognoso fenomeno. Mi rendo conto che la soluzione più ovvia ed intelligente – annullare la partita penalizzando le squadre in caso di disordini all’esterno – sia in conflitto diretto con gli enormi interessi economici in gioco e quindi non applicabile. Dunque, ben vengano idranti, cariche, ma soprattutto arresti, processi per direttissima e susseguenti misure socialmente estreme come ritiro della patente, del passaporto, revoca della possibilità di andare allo stadio, eccetra. E, ça va sans dire, condanne a lavori socialmente utili. In massa. Subito, che c’è bisogno di manodopera.