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Ho l’impressione che negli ultimi tempi la sindrome da complottismo stia attraversando un’età dell’oro, diffondendosi senza trovare ostacoli e declinandosi in nuove e fantasiose varietà.  Saranno i grillini, sarà la recente delusione che mi ha dato Discovery, sarà magari solo un’impressione fallace.  Eppure, mi sembra davvero di veder tracimare alcune claudicanti teorie ben al di fuori del pitale che ne costituirebbe l’ubicazione naturale.

Mi sono dunque chiesto cosa spinga il complottista medio a pensare sempre e comunque in modo dietrologico, a sospettare sempre un’influenza occulta, un diafano burattinaio, una combriccola di moderne Parche pronte a giocare con i destini di ignari, innocenti, operosi e abusati cittadini.

Sono giunto alla sintetica conclusione che il complottismo è la naturale evoluzione della fisiologica tendenza umana a non valutare oggettivamente la propria posizione e le proprie responsabilità, mescolato con una punta di saputelleria revanscista del furbetto.

Non può essere vero che non trovo lavoro, ci dev’essere un complotto. Non può esserci brutto tempo, ci dev’essere un complotto. Non può essere vero che non sono ricco, ci dev’essere un complotto. Non può aver vinto quell’altro, ci dev’essere un complotto. Però, ah-ah-ah, vi ho scoperto, cosa credete? Sono stato più furbo di voi! Vi ho smascherato!

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[UPDATE: ho scritto questo post il 24 Giugno.  Da allora ha avuto un impressionante numero di accessi ed un notevole numero di commenti. Ho dunque scritto di nuovo sull’argomento in questa pagina]

Il progressivo ed apparentemente inarrestabile decadimento della qualità dei programmi di divulgazione scientifica offerti da Sky ha subìto recentemente un’accelerata clamorosa grazie alla messa in onda del “documentario” (virgolette d’obbligo) intitolato “Sirene: il mistero svelato”.

Da diversi mesi non ho potuto che assistere impotente all’imbastardimento di un palinsesto che tre anni fa consideravo impeccabile: laddove a qualsiasi ora era possibile trovare un documentario ben fatto, specifico, interessante, approfondito è ora invece comune la proposizione agli spettatori di programmi la cui attinenza al tema del canale è quantomeno discutibile, fra improbabili rigattieri americani che fanno affari da favola, folkloristici antiquari a caccia di pezzi rari nei solai, sedicenti buongustai che girano il mondo alla caccia del piatto regionale del secolo et similia.

L’ulteriore passo verso il baratro della qualità compiuto da canali che sono pilastri storici della divulgazione culturale e scientifica, come Discovery Channel o History Channel, è costituito dalla collezione di programmi a tema occulto-complottistico che proliferano senza tregua.  Documentari che vorrebbero dimostrare che gli alieni sono fra noi, che i nazisti avevano il sacro Graal, o che è colpa del governo occulto del mondo se la tua lavastoviglie non funziona.

Il documentario “Sirene”, purtroppo, compie un passo ulteriore verso la distruzione della credibilità del polo scientifico televisivo per eccellenza.  E, questa volta, l’hanno fatta davvero grossa.

Sintonizzando ieri sera la TV per puro caso su Discovery Channel (schifato in meno di 5 minuti da un documentario su History la cui tesi era che i draghi sono realmente esistiti nel Medioevo), ho avuto occasione di guardare tutto “Sirene”, con l’eccezione dei primissimi minuti.

Un sedicente ricercatore del NOAA, tale Paul Robertson, raccontava con dovizia di particolari, e coadiuvato dalle (lecite) ricostruzioni del documentario, di una scoperta eccezionale effettuata da lui e dal suo team. In estrema sintesi, questi ricercatori hanno avuto l’occasione di lavorare ed esaminare i resti di una creatura marina finora sconosciuta. Tali resti denotavano un’origine evolutiva marcatamente terrestre, con la presenza di un bacino simile a quello umano e di ossa (cinque, simili a dita) presenti all’interno delle pinne.   Ne partiva poi una dissertazione apparentemente plausibile su una possibile teoria evolutiva, detta delle “scimmie acquatiche”, secondo la quale non è da escludersi che più o meno contemporaneamente al momento in cui le scimmie hanno iniziato a camminare su due piedi, alcune di esse abbiano iniziato a sviluppare caratteristiche fortemente specializzate nell’adattarsi all’ambiente marino.

Fantastico, pensavo. Davvero interessante.

Continuando la sua relazione – costellata di intermezzi di approfondimento in computer graphic, come d’abitudine su Discovery – lo scienziato arrivava a parlare di un manufatto rinvenuto unitamente al corpo di questa creatura. Si trattava di un osso di balena lavorato, ove era infisso un aculeo di manta gigante, e si dimostrava come fosse del tutto plausibile che tale strumento venisse utilizzato dalla creatura in oggetto per cacciare.

Incredibile! Ero veramente stupito. Un animale marino che produce ed utilizza un utensile? Pazzesco. Roba da prima pagina. Anche se un’ombra di scetticismo iniziava a farsi avanti…

Poco dopo, Robertson racconta di come i militari del governo americano abbiano fatto irruzione nel suo laboratorio per sottrarre tutto. Campioni, documenti, file, tutto.  Quindi, niente foto, niente campioni, niente di niente. Niente prove. Solo la bella faccia di Robertson che racconta ad occhi sgranati delle sue scoperte. E già verrebbe da dire: ma una chiavetta da pochi euro su cui fare il backup della scoperta del secolo, non ce l’avevi? Una mail ad un amico biologo con una foto in allegato, non l’hai mandata? No, ti sei fatto bruciare tutto dai cattivoni del governo.

Si stava facendo ormai largo in me la consapevolezza di essere di fronte ad uno dei “soliti” documentari non scientifici cui ho accennato sopra. Quelli in cui si scambiano a piacere (pericolosamente) i concetti di “possibile”, “plausibile”, “probabile” e “reale”.

Il peggio doveva ancora venire.

Evidenziando il pathos del momento con voce profonda e pause accentuate, la voce narrante del documentario annuncia qualcosa del genere “ma gli uomini del governo ignoravano che due ragazzi, testimoni del primo ritrovamento sulla spiaggia, avevano in realtà filmato con il loro telefono cellulare il loro contatto con la creatura. Questo è il loro video”.

E segue questo video:

E poi un altro, presentato come “video amatoriale girato su un peschereccio nell’Adriatico”:

A questo punto, avendo la certezza di trovarmi di fronte ad una troiata galattica, non ho pututo esimermi dal guardarlo tutto, fino alla fine, per vedere dove e quando sarebbe apparsa la scritta “attenzione: abbiamo detto solo minchiate per farvi divertire”.

Beh, non è apparsa.  E – ho controllato – non c’è nemmeno nei primi minuti, che non avevo visto in prima istanza.

Nei titoli di coda è passata veloce veloce, piccola piccola, la scritta “Il documentario che avete visto è costituito da una storia di fantasia basata su teorie scientifiche plausibili”, o qualcosa del genere.

Stamattina ho cercato di documentarmi un po’ su quest’opera di mistificazione e disinformazione. Pare che sia il secondo capitolo – il primo, del tutto simile per contenuti (ovvero un’accozzaglia di fandonie) e per modalità di regia (documentario vero e proprio) – ha fatto stabilire ad Animal Planet, il canale che l’ha prodotto, il record di ascolti.

Nonostante le continue e ripetute smentite del NOAA e della Marina USA, vi è (basta fare una rapida googlata) una grande percentuale di spettatori assolutamente convinta che sia tutto vero.

Ora, lo spettatore medio sarà anche ingenuo e credulone, ma io non mi aspetterei da Discovery che mandi in onda un documentario finto su fatti finti con filmati finti spacciati esplicitamente per veri a solo favore degli ascolti.

E’ disinformazione vera e propria, è quanto di peggio un canale di divulgazione possa fare.

Che poi, se per caso lo vede un grillino, finisce che ci scappa anche l’interrogazione parlamentare sulle sirene…

Willis Carrier

Willis Haviland Carrier non è un nome che evoca immediatamente grandi invenzioni, opere immortali o eroiche imprese.  Anzi, è nome piuttosto sconosciuto – sono convinto che siano decisamente più noti, oggi come oggi, i ballerini della De Filippi o i cantanti di X-Factor.  Eppure, Willis Carrier ha cambiato la vita di tutti noi; è una delle grandi ingiustizie della storia che la sua memoria non sia debitamente onorata.

Quest’uomo (un ingegnere, ça va sans dire) ha inventato l’aria condizionata. Quest’uomo, con il suo intuito e la sua intraprendenza, ha fatto in modo che io – come milioni di altre persone – possa non essere sudaticcio per tutto il giorno in ufficio durante la canicola estiva, quando la Pianura Padana si trasforma in una mastodontica pietra ollare incandescente in grado di soffriggere ulteriormente l’umido miasma che vi aleggia.   Quest’uomo  ha fatto sì che un viaggio in macchina, d’estate, passasse da “tortura” a “piacere”.

Grazie Willis.

Oggi appendo una tua foto in ufficio.

L’assurda catena di fatti, dichiarazioni e beghe interne che vede protagonista l’M5S in questi giorni mi sta facendo quasi rimpiangere la ruspante ingenuità ed ignoranza dei grillini quando si ritrovarono – “tutto in una notte” – a passare dall’essere bidelli, studenti, disoccupati, commercianti e simili ad essere parlamentari della Repubblica, in una sorta di metamorfosi Kafkiana dei giorni nostri.

La Senatrice Gambaro, esimia nullità assoluta a livello politico, universalmente sconosciuta (sfido chiunque ad associarle una qualsiasi attività, idea o iniziativa) ha ben pensato di cercare la ribalta con dichiarazioni stupefacenti. Evidentemente, le è bastato davvero poco per convincersi di essere politicamente autosufficiente, di avere un’identità definita e riconoscibile, e di poter addirittura fare meglio e/o consigliare l’entità che semplicemente l’ha creata dal nulla e l’ha messa lì.  O forse, semplicemente, vuole “tenersi i soldi”, come direbbero i grillini stessi. Non saprei.

In ogni caso, di fronte a queste arroganti manifestazioni, non posso che rimpiangere le prime “apparizioni mediatiche” dei pentastellati, che quantomeno regalavano una certa ilarità – dal retrogusto amaro ovviamente, ma meglio di niente.   Fra le molte, ce n’è due che ritengo “di un certo livello”, e che mi fanno tristemente ridere ogni volta che le vedo/ascolto.  Per l’amor di dio, non saranno certo tutti così.  Ma questi, nello specifico, sono due cialtroni a cui non farei gestire nemmeno la mia cantina.