Ho l’impressione che negli ultimi tempi la sindrome da complottismo stia attraversando un’età dell’oro, diffondendosi senza trovare ostacoli e declinandosi in nuove e fantasiose varietà.  Saranno i grillini, sarà la recente delusione che mi ha dato Discovery, sarà magari solo un’impressione fallace.  Eppure, mi sembra davvero di veder tracimare alcune claudicanti teorie ben al di fuori del pitale che ne costituirebbe l’ubicazione naturale.

Mi sono dunque chiesto cosa spinga il complottista medio a pensare sempre e comunque in modo dietrologico, a sospettare sempre un’influenza occulta, un diafano burattinaio, una combriccola di moderne Parche pronte a giocare con i destini di ignari, innocenti, operosi e abusati cittadini.

Sono giunto alla sintetica conclusione che il complottismo è la naturale evoluzione della fisiologica tendenza umana a non valutare oggettivamente la propria posizione e le proprie responsabilità, mescolato con una punta di saputelleria revanscista del furbetto.

Non può essere vero che non trovo lavoro, ci dev’essere un complotto. Non può esserci brutto tempo, ci dev’essere un complotto. Non può essere vero che non sono ricco, ci dev’essere un complotto. Non può aver vinto quell’altro, ci dev’essere un complotto. Però, ah-ah-ah, vi ho scoperto, cosa credete? Sono stato più furbo di voi! Vi ho smascherato!