Una delle buie corsie centrali durante il blackout

Una delle buie corsie centrali durante il blackout

Intorno alle 19 di ieri, al supermercato PAM di viale Bligny a Milano, è mancata improvvisamente e completamente la corrente elettrica.

Come molti altri clienti, stavo in quel momento facendo una rapida spesa per ovviare ad alcune necessità improcrastinabili della dotazione domestica ed ero tra l’altro impegnato in una conversazione telefonica da diversi minuti.

Dopo qualche secondo di iniziale sorpresa dovuta all’inusuale situazione di trovarsi improvvisamente al buio all’interno di un supermercato (le luci di emergenza, se presenti, erano ampiamente insufficienti), gli intraprendenti consumatori – me compreso – hanno continuato a fare la spesa come se niente fosse aggirandosi fra gli scaffali con l’ausilio dei cellulari, utilizzati come piccole ma efficaci torce elettriche.

Con tutta probabilità, chiunque si aspettava che la corrente sarebbe tornata nel giro di qualche secondo, o al massimo di qualche minuto.

Invece, l’inusuale spettacolo dello sciame di piccoli fari che si aggiravano fra gli scaffali bui si è protratto più di quanto ci si aspettasse.

Dopo cinque lunghi minuti, i presenti hanno iniziato a chiedere agli addetti cosa fosse successo, ricevendo in risposta un prevedibile “non ne ho idea”.

Qualche minuto dopo la maggior parte delle persone si era già portata in fila alle casse (completamente bloccate), creando code di decine di utenti.

In un quarto d’ora, la temperatura e l’umidità all’interno del supermercato sono diventate molto alte.  I clienti in coda, al buio, scocciati, sudati, frettolosi, probabilmente affamati e senza alcuna indicazione su come avrebbe potuto risolversi la situazione, hanno iniziato a dare evidenti segnali di impazienza.

Intorno al ventesimo minuto dall’inziale blackout, un paio di signori meridionali di una certa età, in evidente ed ingiustificato stato di agitazione psicomotoria, hanno iniziato ad inveire urlando frasi del tipo “è una vergogna! Vogliamo fare qualcosa o no?”.  Le invettive erano rivolte impersonalmente ai cassieri, impotenti ed immobili sulle loro sedie di fronte ai display senza vita dei registratori di cassa.

Pochi secondi dopo, non ottenendo evidentemente il risultato dovuto, i due facinorosi hanno iniziato a scavalcare spintonando la coda, fino ad arrivare dall’addetto alla supervisione delle “casse veloci” (unico ‘corridoio’ abbastanza largo fra l’interno del supermercato e l’uscita), minacciando in maniera non esattamente cortese e forbita la propria intenzione di portare via la spesa senza pagare visto che – nella loro logica –  il supermercato non era in grado di accettare i loro soldi.  Ne segue immediatamente un’accesa discussione con il sopra citato addetto e con il caricaturale anziano sovrappeso dedicato al servizio di sicurezza.

L'isola centrale al buio

L’isola centrale al buio

Inspiegabilmente, invece che ispirare negli astanti la compassione dovuta a chi ha avuto nella vita tante sfortune, i due improvvisati capipopolo sono riusciti ad infiammare gli animi e ad attrarre alleati nella rivolta.  Nel giro di pochi secondi, insospettabili massaie e miti vecchietti hanno iniziato a rumoreggiare sensibilmente dalle loro posizioni in coda.

Mentre si formavano due distinte fazioni (un incravattato professionista si era preso la briga di intervenire sottolineando ai due contestatori originali l’assurdità del comportamento, venendo immediatamente spalleggiato da alcuni astanti), ho ascoltato in silenzio la traduzione e difficile spiegazione in inglese di quello che stava avvenendo che la ragazza davanti a me nella coda stava facendo al suo ospite straniero.

Ad un certo punto, sento da una cassa lontana un’addetta esclamare “Chiamate la Polizia!”.  Mi rendo conto che la questione sta veramente uscendo dall’ordinario.

D’improvviso, torna la luce.

Si sentono partire le ventole, arriva una brezza d’aria condizionata pregna di umidità intrappolata nei condotti. Sono distinguibili i vari rumori elettronici delle casse che si riavviano.

Le code si compattano.

I clienti iniziano ad insacchettare, pagare, lasciare il supermercato ordinatamente.

Pochi secondi dopo, sorridendo la cassiera mi apostrofa con logoro automatismo: “Ha la carta PAM?”