Ancora zombie? Da qualche anno a questa parte il numero di giochi e film che vedono zombie di qualsiasi tipo e varietà come protagonisti assoluti sembra moltiplicarsi all’infinito.  Con encomiabile resistenza al più recente trend vampiresco, riportato in auge dal deleterio “effetto twilight”, i cari vecchi zoppicanti morti viventi continuano a guadagnare terreno e quote di mercato.

In "The last of us" molto spesso affrontare frontalmente i nemici non è un'opzione viabile

Le fazioni di ‘cani sciolti’ e l’esercito sono spesso più pericolosi degli stessi ‘infetti’

Prodotto dai Naughty Dog, che possono vantare l’acclamata serie “Uncharted” fra i loro ultimi lavori, “The last of us” alza l’asticella della qualità nell’ intrattenimento digitale con un perfetto mix di ambientazione, trama, caratterizzazione dei personaggi e dinamica di gioco, riuscendo nel difficile intento di offrire al giocatore un’esperienza del tutto originale nonostante le premesse di base possano sembrare comuni e banali.

Ci troviamo di fronte in tutto e per tutto ad un’opera di intrattenimento interattivo, dove il gameplay, stimolante e fluido, è incastonato alla perfezione in una cornice che si potrebbe tranquillamente definire artistica.

L’ambientazione è decisamente originale, e dopo una rapida intro vede il protagonista vivere le proprie vicende 20 anni dopo la prima “apocalisse zombie”, evento che rimane comunque sfumato sullo sfondo e mai delineato nei suoi dettagli.  Il mondo post-apocalittico è caratterizzato dal regime despotico e oppressivo dei militari, a capo delle “zone libere”, e dalla presenza di gruppi “ribelli” (o terroristici, a seconda di come li si voglia vedere) in lotta aperta con il regime.  A contorno, lo sterminato territorio statunitense, terra di nessuno, ove vige una legge della jungla in cui banditi, profeti, lupi solitari, cannibali e “infetti” (sì, non si tratta di veri e propri ‘zombie’) combattono ogni giorno per la sopravvivenza.

La caratterizzazione dei personaggi è ottima; Ellie è uno dei co-protagonisti più vibranti e coloriti mai apparsi su PS3, mentre Joel è un perfetto “duro-ma-buono” la cui determinazione è spesso erosa da disillusione e dolore legato ai traumi passati.

La trama è il pezzo forte del titolo. Sviluppata con ottimo ritmo, coerente, non banale e con un finale da standing ovation.

Menzione d’onore per i piccoli gioielli di perfezionismo che gli sviluppatori hanno inserito nel gioco.  L’interazione con gli ambienti, la dinamica dei fluidi, la regia delle animazioni fanno sorridere di meraviglia e pensare a quante ore-uomo di sviluppo siano state necessarie per sviluppare un prodotto così complesso e rifinito.

Premio speciale della la giuria va all’ ultraviolenza del gioco: sconsigliato a chiunque possa essere urtato da uccisioni brutali a colpi di mattone, forbici negli occhi, uomini urlanti in fiamme e teste di infetti che esplodono a colpi di shotgun schizzando sangue e materiale organico sul monitor.

Per la campagna single player sono necessarie circa 25 ore di gioco.

Consigliatissimo.