Diversi mesi fa, profondamente irritato dalla visione di un finto documentario trasmesso da Sky riguardante il presunto rinvenimento di prove inconfutabili sull’esistenza di animali acquatici antropomorfi ed intelligenti (definiti nel programma ‘sirene’), scrissi un pezzo per questo blog nel quale riassumevo il mio disappunto.

La cosa che trovavo fastidiosa era il fatto che, sebbene ad un certo punto diventasse palese che il documentario fosse opera di fantasia (i filmati, ad esempio, sono quanto di più fake si possa immaginare), questo aspetto non fosse palesato a sufficienza, e quindi qualche spettatore poco smaliziato potesse effettivamente cascarci e bersi tutte le balle che venivano snocciolate dall’attore che interpreta il personaggio di fantasia del ricercatore Paul Robertson.

Pensavo a un bambino, a un ragazzo, o a un qualsiasi spettatore senza gli strumenti culturali necessari per interpretare con spirito critico quello che lo schermo gli riversa addosso – il tutto aggravato dal fatto che il canale su cui è stato trasmesso, Discovery Channel, è da sempre sinonimo di affidabilità e divulgazione scientifica.

Quel post si è rivelato per me spunto di diverse interessanti riflessioni.

Prima di tutto, da un giorno con l’altro ha fatto esplodere le visite di questo blog, normalmente frequentato da quattro gatti in croce (anzi, meno) e da sempre relegato alla dimensione nella quale è stato concepito, ovvero di spazio nel quale archiviare i frutti del mio piacere di scrivere di qualsiasi cosa, ogni tanto, giusto per tenersi in esercizio, senza particolari velleità.

Non posso nascondere che questo mi abbia fatto un certo piacere – vanitas vanitatis et omnia vanitas, d’altronde – anche se è facile rendersi conto che il processo che ha portato a questa impennata di accessi è semplicemente legato al fatto che l’utente, dopo aver visto in tv il documentario, si connette e googla perplesso/esaltato/schifato/incuriosito in cerca di ulteriori informazioni o semplicemente di un posto dove dire la sua.

Ecco, dire la sua.

I commenti che si sono accumulati sul post sono probabilmente la parte più bella di quella pagina, nonché una parziale prova di quanto stavo sostenendo e sostengo tutt’ora.

Commosso dalla partecipazione di sconosciuti al mio scalcinato blog, ho infatti inizialmente cercato di rispondere ad ogni commentatore.

Ho smesso nel momento in cui è diventato evidente il carattere donchisciottesco del lavoro che mi accingevo a fare.

Che senso ha rispondere a commenti – pieni anche di un certo livore, in alcuni casi – di persone che non hanno nemmeno letto (o capito, che è peggio) quello che c’è scritto nell’articolo?

Il dibattito si è immediatamente spostato sull’esistenza o non esistenza delle sirene, che NON era il punto dell’articolo.

La questione è un’altra, e stavolta cercherò di essere chiaro oltre ogni possibile fraintendimento.

Signori, il “documentario” andato in onda è finto, e opera di finzione, è una palla, una bufala, sono attori, sono filmati finti, è fantasia. E non lo dico io, lo dice il produttore stesso del documentario! Non sto nemmeno a linkarvi le fonti, fatevi un giro sulla wiki o da qualsiasi altra parte, persino sul sito del produttore. Non è oggetto di discussione.

Ora, chiarito questo, si può dibattere sull’esistenza o meno di animali marini antropomorfi, intelligenti e organizzati in una società strutturata nonchè dotati di linguaggio articolato, come sostiene il video.

Però, allo stesso modo, allo stesso, identico, preciso modo, è aperta la discussione sull’esistenza dei draghi, degli x-wing di guerre stellari, della morte nera, di matrix, di harry potter, e di tutte le altre opere di fantasia.

Posso in un certo modo capire che quanto espresso dal documentario sia più verosimile rispetto a quanto narrato nel ‘Signore degli Anelli’, ma il valore documentale e scientifico non cambia: sono entrambe opere di fantasia, ed è dunque nullo in entrambi.  Credo sia molto importante focalizzare la differenza fra verosimile vero, nell’accezione più naif ed immediata dei due termini – non vorrei dover scomodare Kant, Turing, Russel, Searle  e tutta la banda di briganti che ha cercato nei secoli di farci impazzire con tutte le implicazioni del concetto di “vero”.

Proprio nella verosimiglianza (che poi, a me non è sembrato nemmeno verosimile se proprio vogliamo dirla tutta, ma ammetto che questo, ovvero la verosimiglianza, e non la verità, può essere oggetto di dibattito sul programma andato in onda) è il pericolo subdolo e anche, di fatto, visti i numeri straordinari che ha registrato il documentario, la genialità del produttore, che punta solamente ad avere un numero soddisfacente di spettatori. E’ poi al limite della circumvenzione d’incapace la trovata di inserire elementi reali (esperimenti sonar e tracce sonore rilevate dal NOAA) in una trama fittizia.

Con alcune notevoli eccezioni relative ad interventi arguti e piacevoli di cui ringrazio gli autori, è molto divertente osservare la deriva dei contenuti nei commenti: dalle sirene si passa a dio, da dio a negare la scienza, ai buchi neri, al duce, a grillo e chi più ne ha più ne metta.

Ringrazio chi mi ha segnalato la deputata grillina indignata per il segreto di stato sulle sirene: una vera perla.

E invito chi sostiene che “non c’è molta differenza tra chi usa la religione e chi la scienza” [sic!] a curarsi solo con un bel “Gesù D’Amore Acceso” nel malaugurato caso in cui dovesse necessitare di un antibiotico.