Devo ammettere che qualche anno fa – quando la sua trasmissione si chiamava ancora “annozero” – Michele Santoro riusciva a catturare la mia curiosità.  Il format aveva allora alcuni notevoli punti interessanti: da un Travaglio (quasi agli esordi mediatici) ai servizi spiccatamente da giornalismo d’inchiesta all’americana, agli ospiti interessanti e, forse, anche al contesto politico più vivace.  Insomma, riusciva a non stancarmi e di conseguenza, quando ne avevo l’occasione, lo seguivo volentieri.

Sarà cambiato il format, sarà cambiato il mondo, sarò cambiato io, ma devo dire che da qualche tempo a questa parte (soprattutto dopo la migrazione a “servizio pubblico”) trovo davvero insopportabile la faziosità ed il populismo estremo della trasmissione.  Non vi è più nemmeno un briciolo di informazione o di inchiesta.  Gli ingredienti della formula usata ripetutamente, alla noia, per costruire le puntate, sono i seguenti:

  • Le vignette di Vauro, che mi dispiace, ma NON fanno ridere. Specialmente quelle animate/doppiate sono grottesche – sta invecchiando decisamente male
  • Un paio di ospiti scadenti, sia come posizione che come argomenti (d’altronde immagino che ormai siano in pochi disposti ad andare a farsi macellare dal pubblico di claque e dagli interventi a gamba tesa di Santoro)
  • Un argomento populista a caso, che può essere la crisi, la TAV, le troie di Berlusconi, la kasta, eccetra… non importa, basta che sia roba “da bar” e che se ne possa parlare “come al bar”.
  • Qualche servizio in esterna perfettamente inutile sull’imprenditore di turno in rovina o sulle abitudini dei ricchi
  • Qualche intervento con tono da insopportabile saccente di Giulia Innocenzi, che poco avrebbe da fare la secchioncella visto che è riuscita a farsi segare all’esame da giornalista
  • Un Travaglio ormai annacquato che punta più sul cabaret e sulla vis comica delle sue affermazioni piuttosto che – come faceva in origine – sulla urticante inoppugnabilità dei fatti

Per garantirsi un opportuno appoggio popolare – e qui intendo ‘popolare’ nella peggiore delle accezioni del termine – Santoro non esita a sconfinare (sottovoce) dall’ informazione alla propaganda. E allora via col servizio sui tartufi di Peck e sulla mensa della Caritas, con la difesa dei terroristi No Tav, con le pruriginose ricostruzioni delle testimonianze dei vari processi Berlusconi.

E via anche ad ospiti quantomeno discutibili a cui viene regalata visibilità.  Uno su tutti è un tale Luca Fagiano. Il suo intervento è di fatto la ragione per cui ho deciso di scrivere questo articolo: sono rimasto così colpito dalle sue affermazioni – ma soprattutto da come hanno reagito i conduttori e le persone in studio – che mi sono chiesto se fosse veramente giusto dare spazio a questo tipo di messaggi senza condannarli apertamente.

L’inqualificabile individuo infatti, sedicente (dis)educatore (!!), sostiene apertis verbis che sia giusto e sacrosanto occupare le case, portando tra l’altro il suo esempio personale: se lui non avesse occupato abusivamente un’abitazione – racconta – ora non avrebbe tempo di fare le cose che gli piacciono, leggere un libro, dedicarsi alla cultura, stare con la famiglia [sic!].

Nessuno in studio, incredibilmente, l’ha mandato affanculo.

servizio-pubblico

Chi si fosse perso il fantastico intervento lo può trovare cliccando sull’immagine.