Devo premettere che non mi ritengo parte del popolo degli indignados da tastiera.    Non colgo qualsiasi pretesto per gridare – anzi per scrivere in maiuscolo – vergogna, non urlo allo scandalo, non declamo l’insopportabile (e quasi sempre insensata) frase “Non succederebbe in nessun altro paese del mondo”.  Riservo il mio livore e la mia amara disillusione per i casi più eclatanti, evidenti e dimostrabili.

Questo è uno di quei casi.

Partendo dalla lettura dell’ennesimo articolo del Corriere sulla situazione della pubblica amministrazione in Sicilia – una regione che ha un numero di impiegati pari alla somma delle altre regioni italiane – sono arrivato a questo grafico, che illustra in estrema sintesi (e probabilmente con qualche dovuta approssimazione) la situazione “contabile” delle regioni italiane.

Chi incassa di più, chi spende di più.  Chi incassa più di quanto spende (che è bene) e chi spende più di quanto incassa (che è male).

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Cliccando sul grafico si può accedere all’articolo originale

Come è assolutamente evidente dai dati e dal grafico, sussistono nel nostro paese situazioni che sono francamente inaccettabili.

Le regioni i cui cittadini ricevono meno di quanto danno (e dunque foraggiano le meno virtuose) sono solamente quattro: Lombardia, Veneto, Emilia e Lazio.

Basilicata, Calabria, Molise e Sicilia spendono più della Lombardia guadagnando la metà.

Ora, vorrei chiarire che non sono contrario in linea di principio ad un bilanciamento economico intra-statale al fine di appianare le differenze relative alla capacità di gettito della singola regione – in altre parole, ritengo in una certa misura ‘giusto’ che le regioni ‘ricche’ aiutino le regioni ‘povere’ per ottenere un livello di servizio adeguato ai cittadini.

Quello che non è giusto, né tollerabile, è che regioni che notoriamente offrono ai cittadini servizi di livello africano riescano a spendere di più della Lombardia.

Se la Sicilia fosse il fiore all’occhiello d’Italia, se le sue strutture ospedaliere curassero metà della popolazione dello stato, se fosse la fonte energetica pulita del paese, o il polmone turistico, o il cuore industriale, amministrativo, finanziario, se fosse qualcosa con un valore per lo stato, potrei anche capire e addirittura essere d’accordo sul fatto che le altre regioni paghino i conti siciliani.

Ma non è niente di tutto ciò. E’ solo un grosso buco nero dove milioni, miliardi di euro pubblici  (basta fare i conti) vengono bruciati ogni anno.  C’è un sacco di gente che si fa un sacco si seghe mentali su come potrebbero essere usati alternativamente i soldi per la TAV.  Eliminiamo gli sprechi (anche solo in parte, perdinci) nel sud Italia, e ne possiamo costruire dieci di TAV.

Ecco, questo è quello a cui veramente vorrei poter dire basta.  Oggi.  Costi quel che costi.