Una delle buie corsie centrali durante il blackout

Una delle buie corsie centrali durante il blackout

Intorno alle 19 di ieri, al supermercato PAM di viale Bligny a Milano, è mancata improvvisamente e completamente la corrente elettrica.

Come molti altri clienti, stavo in quel momento facendo una rapida spesa per ovviare ad alcune necessità improcrastinabili della dotazione domestica ed ero tra l’altro impegnato in una conversazione telefonica da diversi minuti.

Dopo qualche secondo di iniziale sorpresa dovuta all’inusuale situazione di trovarsi improvvisamente al buio all’interno di un supermercato (le luci di emergenza, se presenti, erano ampiamente insufficienti), gli intraprendenti consumatori – me compreso – hanno continuato a fare la spesa come se niente fosse aggirandosi fra gli scaffali con l’ausilio dei cellulari, utilizzati come piccole ma efficaci torce elettriche.

Con tutta probabilità, chiunque si aspettava che la corrente sarebbe tornata nel giro di qualche secondo, o al massimo di qualche minuto.

Invece, l’inusuale spettacolo dello sciame di piccoli fari che si aggiravano fra gli scaffali bui si è protratto più di quanto ci si aspettasse.

Dopo cinque lunghi minuti, i presenti hanno iniziato a chiedere agli addetti cosa fosse successo, ricevendo in risposta un prevedibile “non ne ho idea”.

Qualche minuto dopo la maggior parte delle persone si era già portata in fila alle casse (completamente bloccate), creando code di decine di utenti.

In un quarto d’ora, la temperatura e l’umidità all’interno del supermercato sono diventate molto alte.  I clienti in coda, al buio, scocciati, sudati, frettolosi, probabilmente affamati e senza alcuna indicazione su come avrebbe potuto risolversi la situazione, hanno iniziato a dare evidenti segnali di impazienza.

Intorno al ventesimo minuto dall’inziale blackout, un paio di signori meridionali di una certa età, in evidente ed ingiustificato stato di agitazione psicomotoria, hanno iniziato ad inveire urlando frasi del tipo “è una vergogna! Vogliamo fare qualcosa o no?”.  Le invettive erano rivolte impersonalmente ai cassieri, impotenti ed immobili sulle loro sedie di fronte ai display senza vita dei registratori di cassa.

Pochi secondi dopo, non ottenendo evidentemente il risultato dovuto, i due facinorosi hanno iniziato a scavalcare spintonando la coda, fino ad arrivare dall’addetto alla supervisione delle “casse veloci” (unico ‘corridoio’ abbastanza largo fra l’interno del supermercato e l’uscita), minacciando in maniera non esattamente cortese e forbita la propria intenzione di portare via la spesa senza pagare visto che – nella loro logica –  il supermercato non era in grado di accettare i loro soldi.  Ne segue immediatamente un’accesa discussione con il sopra citato addetto e con il caricaturale anziano sovrappeso dedicato al servizio di sicurezza.

L'isola centrale al buio

L’isola centrale al buio

Inspiegabilmente, invece che ispirare negli astanti la compassione dovuta a chi ha avuto nella vita tante sfortune, i due improvvisati capipopolo sono riusciti ad infiammare gli animi e ad attrarre alleati nella rivolta.  Nel giro di pochi secondi, insospettabili massaie e miti vecchietti hanno iniziato a rumoreggiare sensibilmente dalle loro posizioni in coda.

Mentre si formavano due distinte fazioni (un incravattato professionista si era preso la briga di intervenire sottolineando ai due contestatori originali l’assurdità del comportamento, venendo immediatamente spalleggiato da alcuni astanti), ho ascoltato in silenzio la traduzione e difficile spiegazione in inglese di quello che stava avvenendo che la ragazza davanti a me nella coda stava facendo al suo ospite straniero.

Ad un certo punto, sento da una cassa lontana un’addetta esclamare “Chiamate la Polizia!”.  Mi rendo conto che la questione sta veramente uscendo dall’ordinario.

D’improvviso, torna la luce.

Si sentono partire le ventole, arriva una brezza d’aria condizionata pregna di umidità intrappolata nei condotti. Sono distinguibili i vari rumori elettronici delle casse che si riavviano.

Le code si compattano.

I clienti iniziano ad insacchettare, pagare, lasciare il supermercato ordinatamente.

Pochi secondi dopo, sorridendo la cassiera mi apostrofa con logoro automatismo: “Ha la carta PAM?”

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Ho l’impressione che negli ultimi tempi la sindrome da complottismo stia attraversando un’età dell’oro, diffondendosi senza trovare ostacoli e declinandosi in nuove e fantasiose varietà.  Saranno i grillini, sarà la recente delusione che mi ha dato Discovery, sarà magari solo un’impressione fallace.  Eppure, mi sembra davvero di veder tracimare alcune claudicanti teorie ben al di fuori del pitale che ne costituirebbe l’ubicazione naturale.

Mi sono dunque chiesto cosa spinga il complottista medio a pensare sempre e comunque in modo dietrologico, a sospettare sempre un’influenza occulta, un diafano burattinaio, una combriccola di moderne Parche pronte a giocare con i destini di ignari, innocenti, operosi e abusati cittadini.

Sono giunto alla sintetica conclusione che il complottismo è la naturale evoluzione della fisiologica tendenza umana a non valutare oggettivamente la propria posizione e le proprie responsabilità, mescolato con una punta di saputelleria revanscista del furbetto.

Non può essere vero che non trovo lavoro, ci dev’essere un complotto. Non può esserci brutto tempo, ci dev’essere un complotto. Non può essere vero che non sono ricco, ci dev’essere un complotto. Non può aver vinto quell’altro, ci dev’essere un complotto. Però, ah-ah-ah, vi ho scoperto, cosa credete? Sono stato più furbo di voi! Vi ho smascherato!

[UPDATE: ho scritto questo post il 24 Giugno.  Da allora ha avuto un impressionante numero di accessi ed un notevole numero di commenti. Ho dunque scritto di nuovo sull’argomento in questa pagina]

Il progressivo ed apparentemente inarrestabile decadimento della qualità dei programmi di divulgazione scientifica offerti da Sky ha subìto recentemente un’accelerata clamorosa grazie alla messa in onda del “documentario” (virgolette d’obbligo) intitolato “Sirene: il mistero svelato”.

Da diversi mesi non ho potuto che assistere impotente all’imbastardimento di un palinsesto che tre anni fa consideravo impeccabile: laddove a qualsiasi ora era possibile trovare un documentario ben fatto, specifico, interessante, approfondito è ora invece comune la proposizione agli spettatori di programmi la cui attinenza al tema del canale è quantomeno discutibile, fra improbabili rigattieri americani che fanno affari da favola, folkloristici antiquari a caccia di pezzi rari nei solai, sedicenti buongustai che girano il mondo alla caccia del piatto regionale del secolo et similia.

L’ulteriore passo verso il baratro della qualità compiuto da canali che sono pilastri storici della divulgazione culturale e scientifica, come Discovery Channel o History Channel, è costituito dalla collezione di programmi a tema occulto-complottistico che proliferano senza tregua.  Documentari che vorrebbero dimostrare che gli alieni sono fra noi, che i nazisti avevano il sacro Graal, o che è colpa del governo occulto del mondo se la tua lavastoviglie non funziona.

Il documentario “Sirene”, purtroppo, compie un passo ulteriore verso la distruzione della credibilità del polo scientifico televisivo per eccellenza.  E, questa volta, l’hanno fatta davvero grossa.

Sintonizzando ieri sera la TV per puro caso su Discovery Channel (schifato in meno di 5 minuti da un documentario su History la cui tesi era che i draghi sono realmente esistiti nel Medioevo), ho avuto occasione di guardare tutto “Sirene”, con l’eccezione dei primissimi minuti.

Un sedicente ricercatore del NOAA, tale Paul Robertson, raccontava con dovizia di particolari, e coadiuvato dalle (lecite) ricostruzioni del documentario, di una scoperta eccezionale effettuata da lui e dal suo team. In estrema sintesi, questi ricercatori hanno avuto l’occasione di lavorare ed esaminare i resti di una creatura marina finora sconosciuta. Tali resti denotavano un’origine evolutiva marcatamente terrestre, con la presenza di un bacino simile a quello umano e di ossa (cinque, simili a dita) presenti all’interno delle pinne.   Ne partiva poi una dissertazione apparentemente plausibile su una possibile teoria evolutiva, detta delle “scimmie acquatiche”, secondo la quale non è da escludersi che più o meno contemporaneamente al momento in cui le scimmie hanno iniziato a camminare su due piedi, alcune di esse abbiano iniziato a sviluppare caratteristiche fortemente specializzate nell’adattarsi all’ambiente marino.

Fantastico, pensavo. Davvero interessante.

Continuando la sua relazione – costellata di intermezzi di approfondimento in computer graphic, come d’abitudine su Discovery – lo scienziato arrivava a parlare di un manufatto rinvenuto unitamente al corpo di questa creatura. Si trattava di un osso di balena lavorato, ove era infisso un aculeo di manta gigante, e si dimostrava come fosse del tutto plausibile che tale strumento venisse utilizzato dalla creatura in oggetto per cacciare.

Incredibile! Ero veramente stupito. Un animale marino che produce ed utilizza un utensile? Pazzesco. Roba da prima pagina. Anche se un’ombra di scetticismo iniziava a farsi avanti…

Poco dopo, Robertson racconta di come i militari del governo americano abbiano fatto irruzione nel suo laboratorio per sottrarre tutto. Campioni, documenti, file, tutto.  Quindi, niente foto, niente campioni, niente di niente. Niente prove. Solo la bella faccia di Robertson che racconta ad occhi sgranati delle sue scoperte. E già verrebbe da dire: ma una chiavetta da pochi euro su cui fare il backup della scoperta del secolo, non ce l’avevi? Una mail ad un amico biologo con una foto in allegato, non l’hai mandata? No, ti sei fatto bruciare tutto dai cattivoni del governo.

Si stava facendo ormai largo in me la consapevolezza di essere di fronte ad uno dei “soliti” documentari non scientifici cui ho accennato sopra. Quelli in cui si scambiano a piacere (pericolosamente) i concetti di “possibile”, “plausibile”, “probabile” e “reale”.

Il peggio doveva ancora venire.

Evidenziando il pathos del momento con voce profonda e pause accentuate, la voce narrante del documentario annuncia qualcosa del genere “ma gli uomini del governo ignoravano che due ragazzi, testimoni del primo ritrovamento sulla spiaggia, avevano in realtà filmato con il loro telefono cellulare il loro contatto con la creatura. Questo è il loro video”.

E segue questo video:

E poi un altro, presentato come “video amatoriale girato su un peschereccio nell’Adriatico”:

A questo punto, avendo la certezza di trovarmi di fronte ad una troiata galattica, non ho pututo esimermi dal guardarlo tutto, fino alla fine, per vedere dove e quando sarebbe apparsa la scritta “attenzione: abbiamo detto solo minchiate per farvi divertire”.

Beh, non è apparsa.  E – ho controllato – non c’è nemmeno nei primi minuti, che non avevo visto in prima istanza.

Nei titoli di coda è passata veloce veloce, piccola piccola, la scritta “Il documentario che avete visto è costituito da una storia di fantasia basata su teorie scientifiche plausibili”, o qualcosa del genere.

Stamattina ho cercato di documentarmi un po’ su quest’opera di mistificazione e disinformazione. Pare che sia il secondo capitolo – il primo, del tutto simile per contenuti (ovvero un’accozzaglia di fandonie) e per modalità di regia (documentario vero e proprio) – ha fatto stabilire ad Animal Planet, il canale che l’ha prodotto, il record di ascolti.

Nonostante le continue e ripetute smentite del NOAA e della Marina USA, vi è (basta fare una rapida googlata) una grande percentuale di spettatori assolutamente convinta che sia tutto vero.

Ora, lo spettatore medio sarà anche ingenuo e credulone, ma io non mi aspetterei da Discovery che mandi in onda un documentario finto su fatti finti con filmati finti spacciati esplicitamente per veri a solo favore degli ascolti.

E’ disinformazione vera e propria, è quanto di peggio un canale di divulgazione possa fare.

Che poi, se per caso lo vede un grillino, finisce che ci scappa anche l’interrogazione parlamentare sulle sirene…

Willis Carrier

Willis Haviland Carrier non è un nome che evoca immediatamente grandi invenzioni, opere immortali o eroiche imprese.  Anzi, è nome piuttosto sconosciuto – sono convinto che siano decisamente più noti, oggi come oggi, i ballerini della De Filippi o i cantanti di X-Factor.  Eppure, Willis Carrier ha cambiato la vita di tutti noi; è una delle grandi ingiustizie della storia che la sua memoria non sia debitamente onorata.

Quest’uomo (un ingegnere, ça va sans dire) ha inventato l’aria condizionata. Quest’uomo, con il suo intuito e la sua intraprendenza, ha fatto in modo che io – come milioni di altre persone – possa non essere sudaticcio per tutto il giorno in ufficio durante la canicola estiva, quando la Pianura Padana si trasforma in una mastodontica pietra ollare incandescente in grado di soffriggere ulteriormente l’umido miasma che vi aleggia.   Quest’uomo  ha fatto sì che un viaggio in macchina, d’estate, passasse da “tortura” a “piacere”.

Grazie Willis.

Oggi appendo una tua foto in ufficio.

L’assurda catena di fatti, dichiarazioni e beghe interne che vede protagonista l’M5S in questi giorni mi sta facendo quasi rimpiangere la ruspante ingenuità ed ignoranza dei grillini quando si ritrovarono – “tutto in una notte” – a passare dall’essere bidelli, studenti, disoccupati, commercianti e simili ad essere parlamentari della Repubblica, in una sorta di metamorfosi Kafkiana dei giorni nostri.

La Senatrice Gambaro, esimia nullità assoluta a livello politico, universalmente sconosciuta (sfido chiunque ad associarle una qualsiasi attività, idea o iniziativa) ha ben pensato di cercare la ribalta con dichiarazioni stupefacenti. Evidentemente, le è bastato davvero poco per convincersi di essere politicamente autosufficiente, di avere un’identità definita e riconoscibile, e di poter addirittura fare meglio e/o consigliare l’entità che semplicemente l’ha creata dal nulla e l’ha messa lì.  O forse, semplicemente, vuole “tenersi i soldi”, come direbbero i grillini stessi. Non saprei.

In ogni caso, di fronte a queste arroganti manifestazioni, non posso che rimpiangere le prime “apparizioni mediatiche” dei pentastellati, che quantomeno regalavano una certa ilarità – dal retrogusto amaro ovviamente, ma meglio di niente.   Fra le molte, ce n’è due che ritengo “di un certo livello”, e che mi fanno tristemente ridere ogni volta che le vedo/ascolto.  Per l’amor di dio, non saranno certo tutti così.  Ma questi, nello specifico, sono due cialtroni a cui non farei gestire nemmeno la mia cantina.

La Cozzi è una delle migliori piscine comunali di Milano. Il recente restauro della struttura è stato realizzato egregiamente, e la fascia molto ampia di orari di apertura al pubblico la rende un’ottima scelta per chi, come me, si diletta (senza particolari pretese) nel fare una nuotata ogni tanto.

La frequentazione più o meno continuativa della Cozzi durante il classico orario della pausa pranzo mi ha portato all’identificazione di alcuni personaggi o classi di utenti quantomeno singolari.

Il controllore degli scontrini d’ingresso: soprannominato amichevolmente “Mossad” per l’accuratezza del controllo degli accessi che svolge, si trova inspiegabilmente a diverse decine di metri dalla cassa, dietro un angolo, all’ingresso degli spogliatoi. Per la precisione, staziona in prossimità di modernissimi tornelli dotati di lettore ottico che – immagino – sarebbero facilmente in grado di ‘leggere’ lo scontrino e verificarne la validità, rendendo un controllo umano perfettamente inutile. In mesi e mesi non li ho mai visti accesi.  Mossad vive appoggiato al più esterno dei tornelli. E’ leggermente strabico e, immancabilmente, sta fissando da una distanza massima di venti centimetri lo schermo del suo cellulare. Sempre. Attenzione, non sta interagendo con il cellulare: sta solo fissando lo schermo, tenendo l’apparecchio con entrambe le mani. Mi sono sempre chiesto cosa diavolo stesse guardando, ma non ho mai avuto il coraggio di indagare in merito. Mossad non si è mai mostrato minimamente interessato al transito delle persone né mi ha mai chiesto uno scontrino, tranne una volta. L’avevo già buttato via. Ho trovato nel portafoglio quello di un paio di giorni prima, l’ho mostrato in tutta risposta mi ha fatto uno sbrigativo cenno di passare. In effetti, il fatto che quest’uomo sia il controllore degli accessi si può dedurre solo dal tesserino che esibisce nel porta badge al collo e dalla sua ubicazione fisica.

"Mossad" nella sua immutabile posa. La provenienza di questo scatto rubato è ignota.

“Mossad” nella sua immutabile posa. La provenienza di questo scatto rubato è ignota.

La badante al bagno: la vasca più laterale è destinata a principianti, a utenti lenti e a chi abbia necessità di utilizzare ausili come tavolette, salvagenti e cose di questo genere. Purtroppo spesso questo ambiente degenera in una sorta di ritrovo di comari che più che ciacolare a bordo vasca in diversi idiomi non fanno. Di tanto in tanto si degnano di fare una vasca alla velocità di una cassetta di frutta alla deriva, con lo stile delle dive del cinema italiano del dopoguerra, senza interrompere il chiacchericcio. Ora, non che abbia niente contro la socializzazione o gli utenti lenti, ma lo spazio è limitato, limitatissimo. Se vuoi solo spettegolare con l’amica, te lo pago io il caffè al bar all’angolo.

Gli improbabili casanova acquatici: trattasi di un gruppo di uno o più maschi accompagnati generalmente da una singola femmina. Nei casi estremi, un maschio ed una femmina. Lei visibilmente atletica, disinteressata a qualsiasi altra cosa non sia l’attività natatoria. Lui (o loro) che ansimano a bordo vasca, e appena “capita” l’occasione cercano l’attenzione di lei. E si fermano appesi al bordo (alla Cozzi la profondità è superiore ai 2 metri ovunque) a cazzeggiare. Per minuti e minuti… ostacolando il normale flusso degli altri utenti. Come sopra: per piacere, andate a fare a cornate e a contendervi la femmina del branco da un’altra parte.

Il trattore in autostrada: ognuno ha la sua velocità. Io, ad esempio, non sono certo una saetta. Ma il trattore, oltre a muoversi alla velocità di una medusa morta, ha una peculiarità: gode intimamente nel creare ingorghi. Non c’è altra spiegazione: quando giunge a fondo vasca, si ferma un istante. Se si rende conto di avere dietro una coda di persone che gradirebbero proseguire ad una velocità più elevata, si slancia come un tritone per mantenere la pole position e continuare ad aggravare l’ingorgo. Se non ha nessuno dietro, si ferma, rifiata, scruta, attende. Appena il malcapitato di turno si avvicina, concludendo la vasca, si getta senza indugio in corsia anticipandolo di pochissimi secondi, per essere certo di essere raggiunto entro un paio di metri.

Il siluro umano: l’esatta controparte complementare del trattore è il siluro. Superare, nelle strette corsie della Cozzi, è un’operazione non certo agevole e priva di rischi. Prima di tutto bisogna generare una spinta non indifferente per ottenere un delta velocità sufficiente al sorpasso. Poi, bisogna verificare che non arrivi nessuno dall’altra parte. Infine, bisogna calcolare bene i tempi di rientro per non intralciare tutti e menare calci e bracciate a poveri nuotatori innocenti. Eppure, questo pare essere l’aspetto che più solletica le perverse pulsioni di vanagloria del siluro. Questo fantastico esemplare attende come un rapace appeso a bordo vasca che la corsia che si appresta a percorrere sia stracolma di utenti. La situazione più succulenta agli occhi del siluro è quando in una singola corsia vi sono uno o più trattori con annesso rimorchio di utenti.  Nel momento di massimo affollamento scatta come se avessero liberato un coccodrillo dietro di lui e con vigorose bracciate e rumorosi spruzzi supera tutti, investendo e urtando chiunque sia sulla sua traiettoria.  Arrivato dall’altra parte, completamente esaurito dallo scatto, si ferma per non incorrere nella disintegrazione del miocardio. Trascorsi un paio di minuti annaspando, analizza il traffico e si prepara per la prossima fastidiosa sortita.

Il richiamo della foresta: lo spogliatoio maschile è dotato di circa 25 docce in un unico locale. Le docce sono del tipo “a pressione”, ovvero è necessario operare la pressione di un tasto per far partire il getto, che si ferma automaticamente dopo 15-20 secondi. Non posso non riflettere su come evidentemente è stato ritenuto troppo azzardato richiedere all’utente la civiltà di chiudere manualmente il rubinetto – ma questa è un’altra storia. L’aspetto caratteristico è che tutte le docce emettono uno strano suono simile ad un ululato (o al verso di una balena, a seconda delle interpretazioni) mentre sono accese, dovuto probabilmente alle vibrazioni del meccanismo stesso. Durante la doccia di fine sessione è quindi possibile e consigliato chiudere gli occhi per trovarsi catapultati con l’adeguata colonna sonora nel famoso romanzo di London.

A volte, nonostante i miei saldi princìpi democratici, liberali ed egalitari, mi rendo conto di non riuscire ad evitare di trasformarmi in un fascista convinto, spietato e giustizialista. Succede, ad esempio, quando leggo le periodiche notizie relative agli scontri fra cosiddetti “Ultrà” associati alle varie squadre di calcio.

Se vai allo stadio così, non mi convincerai mai che sei un amante dello Sport. E ne meriti tante, ma tante.

Se vai allo stadio così, non mi convincerai mai che sei un amante dello Sport. E ne meriti tante, ma tante.

Oggi è il caso di Roma-Lazio (in realtà, poco importa: pare che ogni occasione analoga sia buona).  Tre accoltellati fuori dallo stadio, tafferugli, cariche delle forze dell’ordine (presenti in quantità degne delle “spallate” di Cadorna, a spese nostre), danni alle strutture pubbliche, ambulanze impegnate, pericolo per chiunque sia nella zona. Tutto ciò prima della partita, e non dopo – ad annullare immediatamente qualsiasi tipo di  attenuante: si sono proprio trovati prima apposta, mica si sono incontrati per caso dopo e hanno discusso di come l’arbitro ha condotto la partita.

Ecco, senza scendere in volgari invettive, ritengo di poter essere assolutamente d’accordo con una eventuale ed auspicabile linea di tolleranza zero per arginare finalmente il vergognoso fenomeno. Mi rendo conto che la soluzione più ovvia ed intelligente – annullare la partita penalizzando le squadre in caso di disordini all’esterno – sia in conflitto diretto con gli enormi interessi economici in gioco e quindi non applicabile. Dunque, ben vengano idranti, cariche, ma soprattutto arresti, processi per direttissima e susseguenti misure socialmente estreme come ritiro della patente, del passaporto, revoca della possibilità di andare allo stadio, eccetra. E, ça va sans dire, condanne a lavori socialmente utili. In massa. Subito, che c’è bisogno di manodopera.

Al momento, la Nord Corea è uno dei regimi più isolazionisti e totalitari del mondo.  Non è possibile visitare il paese senza essere perennemente accompagnati da due funzionari governativi (lo dice perfino la lonely planet!). Credo che sia possibile dedurne direttamente che le foto che ci arrivano siano in qualche modo approvate dal regime. Dunque, è plausibile ipotizzare che le immagini che hanno ricevuto “l’imprimatur” da parte del governo rappresentino agli occhi di quest’ultimo motivo d’orgoglio o comunque risultino dimostrare la potenza, la gloria, la maestosità del popolo e della nazione nord coreana.

Probabilmente sono così isolati che nemmeno i più alti vertici hanno una vaga idea di cosa ci sia fuori dai loro confini. Altrimenti non si farebbero ridere dietro minacciando il mondo di apocalisse nucleare e diffondendo contestualmente alcune foto assolutamente imbarazzanti come quelle sotto riproposte.

"Cosa succede?" - "Non lo so, Leader, provi a fare ctrl+alt+del"... Mouse trackball logitech di 15 anni fa, cassonetto con le ruote, antenna da camper e spina di alimentazione a vista. Tutto quello che ti aspetti da una moderna stazione di lancio missilistica. Se durante il countdown l'uomo delle pulizie inciampa sul cavo attaccato dietro, si spegne tutto.

“Cosa succede? Perchè si è bloccato tutto?” – “Non lo so, Leader, provi a fare ctrl+alt+del”… Mouse trackball logitech di 15 anni fa, cassonetto con le ruote, antenna da camper e spina di alimentazione a vista. Tutto quello che ti aspetti da una moderna stazione di lancio missilistica. Se durante il countdown l’uomo delle pulizie inciampa sul cavo attaccato dietro, si spegne tutto.

La didascalia ufficiale dell'immagine spiega che Kim Jong Un stava andando a fare visita ufficiale ad una base militare su un'isola. Se ne può dedurre che questo è il più efficiente e sicuro mezzo di trasporto militare da e per l'isola. Con tanto di baleniere con arpione a prua, che se siamo fortunati oggi grigliatona di pesce.

La didascalia originale dell’immagine spiega che Kim Jong Un stava andando a fare visita ufficiale ad una base militare su un’isola. Se ne può dedurre che questo è il più efficiente e sicuro mezzo di trasporto militare da e per l’isola. Con tanto di baleniere con arpione a prua, che non si sa mai: se siamo fortunati, oggi grigliatona di pesce.

Ciliegina sulla torta, il video di propaganda ‘ufficiale’ in cui il sogno del nordcoreano medio viene presentato come bombardare gli Stati Uniti, mentre probabilmente è solamente quello di avere da mangiare, una casa ed un minimo di libertà.

La realizzazione tecnologica del video sarebbe stata considerata obsoleta in occidente già dieci anni fa. Ma non c’è limite al peggio: solamente un deficiente avrebbe potuto scegliere ‘We Are The World’ come colonna sonora.

Mi dispiace, non riesco ad essere minimamente preoccupato per la situazione. Nel migliore dei casi, Kim Jong-Un sarà destituito con un colpo di stato e il nuovo dittatore sarà leggermente più realista. Nel caso intermedio, non succederà proprio nulla. Nel peggiore dei casi, saranno così ottusamente suicidi da farla davvero grossa, al che verranno eliminati dalle carte geografiche in brevissimo tempo – probabilmente prima dalla Cina che dagli USA.   Nessuna di queste tre ipotesi mi fa perdere il sonno.

La copertina dell'edizione Mondadori

La copertina dell’edizione Mondadori

Talvolta mi capita di essere particolarmente colpito da uno specifico passo, un paragrafo, uno scambio di battute, insomma un piccolo estratto del libro che sto leggendo; questa piccola parte – parliamo al massimo di un paio di pagine – spesso rimane più impressa nella mia memoria di tutto il resto.

Con il passare del tempo, poi, questo aspetto si radicalizza fino a giungere a risvolti curiosi; il ricordo che ho di quel libro a distanza di qualche mese è quasi esclusivamente legato a quello specifico passaggio.

Se a completare il quadro si aggiunge un giudizio complessivo mediocre sull’opera, il gioco è fatto. Dimentico la trama, i nomi dei personaggi, e tutti quegli aspetti che ho inconsciamente giudicato (ahimè) indegni di essere ricordati.

Non sempre mi succede, ma uno di questi casi è ‘Artificial Kid’ di Bruce Sterling. L’idea alla base del libro è originale e attraente, ma il romanzo non è certamente esaltante. Trama un po’ troppo visionaria, ritmo lento, personaggi improbabili e surreali. Per essere onesto, ho arrancato fino alla fine giusto perché in quei giorni avevo tanto tempo e pochi libri.

A distanza di sei mesi non ricordo il nome del personaggio principale né di quelli secondari, e la trama solo a grandi linee. Eppure mi ricordo a che punto è il passaggio che mi ha colpito, in che posizione (visualmente) si trova, e gran parte delle parole usate. Eccolo, senza introduzione, senza spiegazione. A freddo, ancora sanguinante per il trapianto dalle pagine del libro a questo post:

[…]

Anna gridò indignata: “No! Ma cosa ne sapete? Voi signore non c’eravate, perciò come fate a dire una cosa del genere?”.

Moses Moses le rivolse uno sguardo imperturbabile, sotto il quale Anna avvizzì all’istante, si ripiegò quasi. Rabbrividì nel vedere come Moses aveva gettato la maschera, come non ci risparmiava nulla. I vecchi sono potenti. Vedono troppo. Forse è questo che li fa impazzire. “Lo posso immaginare” rispose lui con voce dolce. “Non per niente sosteniamo che i giovani sono crudeli. I vecchi sono crudeli ogni tanto, crudeli per la loro follia, per la loro lotta disperata per la sopravvivenza. Ma i giovani sono crudeli per natura, come alberi che crescono scalzando i fratelli. Provocano dolore perchè non capiscono, perchè amano esclusivamente se stessi. Non hanno ancora sviluppato quel disprezzo di sé che avvelena ogni nostro piacere, la saggezza che svela le nostre debolezze. E quando cominciate ad acquisire quel sapere, a quel punto riconsiderate la vostra giovinezza accorgendovi di tutto il dolore che avete causato. Però,” e a quel punto sorrise “tutto questo è risparmiato a chi muore giovane. Perciò siete entrambi fortunati.”

[…]

DISCLAIMER: questo post tratta argomenti seri e complessi in modo superficiale, generalista ed eccessivamente sintetico.

Durante un famoso intervento al G20 del 2011, Silvio Berlusconi definì “una moda passeggera” l’atteggiamento pessimista dei mercati internazionali nei confronti dell’economia italiana.  Al tempo, secondo l’opinione condivisa di autorevoli commentatori ed economisti, si era bene o male sull’orlo del baratro. Solo l’austerità ferrea del governo tecnico Monti salvò l’Italia, a parere di molti (soprattutto appartenenti al suo attuale schieramento), dal disastro economico e finanziario.

Ma va là, ma che crisi d'Egitto. Ah no, di Marocco...

“Crisi? Quale crisi? Qualcuno ha detto crisi?”

Chiunque senta un Presidente del Consiglio affermare che la crisi non esiste perché i ristoranti sono pieni e si fa fatica a prenotare i voli non può che stupirsi della superficialità dell’affermazione. Non vi sono dati a supporto, non vi sono numeri, non c’è significato. Quali ristoranti? Quali voli? Quando? Qual è la variazione rispetto all’anno precedente? e a dieci anni fa? Inutile anche stare a discutere: questa non può essere la posizione di un alto rappresentate dello stato: verrebbe considerata approssimativa anche al bar sotto casa.

Ma a me lasciatelo dire. Lasciatemi stupire del fatto che due anni dopo, in una nazione definita al collasso, con un’impressionante (e crescente) percentuale di cittadini sotto la soglia della povertà, con una disoccupazione record, un PIL in recessione, stipendi fermi da decenni, e chi più ne ha più ne metta, la percezione è completamente differente.

Ho trascorso due giorni in Liguria, partendo sabato mattina e tornando ieri sera, in uno dei mille paesini (tutti molto simili) incastonati fra il mare e le montagne dalla Francia alla Toscana. Definire quelle di Pasqua “vacanze” è esagerato. Si tratta di un misero lunedì festivo da “attaccare gratis” ad un normale weekend. Oltretutto, il maltempo che imperversava e che ha imperversato su ogni parte dell’Italia avrebbe dovuto scoraggiare qualsiasi velleità di villeggiatura.

Eppure la modesta pensioncina nella quale ho alloggiato aveva tutte le stanze occupate, nonostante il prezzo decisamente non coerente con i servizi offerti. La densità di turisti (italiani) in giro per il paese era tale da rendere impossibile camminare per le vie centrali senza urtare fisicamente altre persone.  Per poter trovare un tavolo ad un ristorante (erano tutti aperti) abbiamo dovuto prenotare (effettuando diversi tentativi) o attendere in loco anche mezz’ora.

Sulla via del ritorno ho fatto 44 km di coda sull’autostrada costiera diretto verso Milano, ed un’altra decina in prossimità del capoluogo.  Frustrato dalla situazione mi sono sfogato via sms con un amico che mi ha risposto informandomi di aver interpellato 7 (!) ristoranti in Valtellina, dove stava trascorrendo il weekend, prima di trovarne uno con disponibilità per la cena.

Facendo queste considerazioni supportate da campionamenti così ristretti mi sento stupido almeno quanto Silvio, ma è innegabile che la prima percezione non sia esattamente quella propria di un paese in recessione economica violenta e catastrofica.  Mi vengono in mente le foto di New York nel ’29 e non mi sembra di trovare punti in comune.  Eppure, i numeri non mentono.

Ritorno dunque mestamente a ragionare su una questione a cui penso spesso: se i numeri dicono una cosa, ma la realtà sembra dirne un’altra, allora forse qualcuno sta facendo il furbo con i numeri. E se pensiamo che secondo le stime (conservative) il sommerso italiano sia circa il 30% del PIL, tutto torna: lo Stato (e con lui chi non può in nessun modo evadere le tasse) è più povero che mai. Tutti gli altri (e sono tanti) si limitano a piangere miseria, utilizzando la scusa della “crisi-babao” per qualsiasi fine possa tornare utile.